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Pos­so tor­na­re a man­gia­re fuori

Seve­rin Bischof vive con l’atrofia musco­la­re spi­na­le e con­du­ce comun­que una vita auto­de­ter­mi­na­ta come avvo­ca­to e nota­io. Lo ren­do­no pos­si­bi­le l’assistenza, la tec­no­lo­gia e il suo talen­to orga­niz­za­ti­vo. Da quan­do usa un brac­cio robo­ti­co, nel­la vita quo­ti­dia­na è di nuo­vo più indi­pen­den­te – e può tor­na­re a sen­ti­re l’odore del caffè. 

  • von Nino Campanella
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Seve­rin Bischof è nato con un’atrofia musco­la­re spi­na­le, in bre­ve SMA (vedi riqua­dro). Da bam­bi­no pic­co­lo face­va fati­ca a sta­re sedu­to, per que­sto i geni­to­ri lo fece­ro valu­ta­re. Non ha mai potu­to cam­mi­na­re. Nono­stan­te la malat­tia, oggi a 38 anni è diven­ta­to avvo­ca­to e nota­io e vive in un appar­ta­men­to tut­to suo. Ma par­tia­mo dall’inizio.

Per­cor­so for­ma­ti­vo con un obiet­ti­vo chiaro
A indi­riz­za­re la sua car­rie­ra è sta­ta la sua mae­stra del­le ele­men­ta­ri. All’epoca i bam­bi­ni con SMA fre­quen­ta­va­no scuo­le spe­cia­li, ma la sua inse­gnan­te lo sosten­ne nel pro­va­re la scuo­la ordi­na­ria. Così fre­quen­tò la scuo­la secon­da­ria e il liceo can­to­na­le e stu­diò giu­ri­spru­den­za alla HSG. Per gli esa­mi otten­ne misu­re com­pen­sa­ti­ve e quin­di il 25% di tem­po in più. Allo­ra gli esa­mi si svol­ge­va­no anco­ra a mano, ma lui non riu­sci­va a scri­ve­re così velo­ce­men­te. Seve­rin Bischof abi­ta­va nel­la casa Viv.-Quimby, un luo­go di vita e di lavo­ro per per­so­ne con lesio­ni cere­bra­li o disa­bi­li­tà fisi­che. Poi­ché non sape­va come i dato­ri di lavo­ro avreb­be­ro rea­gi­to alla sua disa­bi­li­tà, dopo il master svol­se altri cin­que anni di dot­to­ra­to. In segui­to otten­ne un posto di tiro­ci­nio per l’esame da avvo­ca­to pres­so il tri­bu­na­le distret­tua­le di San Gal­lo. In quel perio­do il fon­do d’integrazione del Can­to­ne finan­ziò un posto di lavo­ro aggiun­ti­vo. Così Seve­rin Bischof poté ini­zia­re il tiro­ci­nio sen­za che il dato­re di lavo­ro doves­se soste­ne­re costi par­ti­co­la­ri. Più tar­di si mise in pro­prio in un uffi­cio con­di­vi­so acces­si­bi­le in sedia a rotelle.

Vita con strut­tu­ra, assi­sten­za e tecnologia
Quan­do nel 2012 è sta­to intro­dot­to il con­tri­bu­to per l’assistenza, Seve­rin Bischof si è tra­sfe­ri­to dal Viv.Quimby nel suo attua­le appar­ta­men­to a San Gal­lo. All’inizio vive­va con suo fra­tel­lo, poi con un altro coin­qui­li­no. Dal 2021 vive da solo con la sua cagno­li­na di assi­sten­za Arley, adde­stra­ta dal­la fon­da­zio­ne Le Copain. Per esem­pio gli apre la por­ta tiran­do una cor­di­cel­la. «Di soli­to invi­to gli ami­ci da me, per­ché per me sono acces­si­bi­li solo abi­ta­zio­ni adat­te alla sedia a rotel­le», rac­con­ta Seve­rin Bischof. Nel traf­fi­co cit­ta­di­no l’accessibilità è miglio­ra­ta di col­po nel 2010, per­ché i nuo­vi auto­bus intro­dot­ti allo­ra sono sen­za barriere. 

Anche sul lavo­ro la mobi­li­tà è mol­to impor­tan­te. Quan­do va in tri­bu­na­le, veri­fi­ca in anti­ci­po se l’aula è acces­si­bi­le in sedia a rotel­le. «È impor­tan­te comu­ni­ca­re le pro­prie esi­gen­ze», dice. Attual­men­te ha un pra­ti­can­te avvo­ca­to che può aiu­ta­re negli spo­sta­men­ti e alle udien­ze. Ma tut­to richie­de sem­pre un po’ più di organizzazione. 

Per que­sto vive da tem­po nel suo appar­ta­men­to. Che si trat­ti di cam­bia­re lavo­ro, for­ma­zio­ne, tra­slo­co o costrui­re un nuo­vo team di assi­sten­za – tut­to com­por­ta più impe­gno rispet­to alle per­so­ne sen­za limi­ta­zio­ni fisi­che. Tro­va gran­de rea­liz­za­zio­ne nel suo lavo­ro vario e nel team ben affia­ta­to. Per­ché anche sul lavo­ro i pro­ces­si devo­no fun­zio­na­re bene. «Fin­ché rispet­to le sca­den­ze, sono mol­to fles­si­bi­le nell’organizzare appun­ta­men­ti e com­pi­ti», spie­ga Seve­rin Bischof. 

La strut­tu­ra la dà anche l’assistenza pia­ni­fi­ca­ta: al mat­ti­no qual­cu­no lo aiu­ta ad alzar­si e a fare cola­zio­ne, poi Seve­rin Bischof va al lavo­ro con la sedia a rotel­le e la cagno­li­na. La pau­sa pran­zo la tra­scor­re con il team e la sera pas­sa bre­ve­men­te la Spi­tex. Con un pia­no men­si­le ven­go­no coor­di­na­ti gli inter­ven­ti dei 17 assi­sten­ti. Ora, in par­te, lo sup­por­ta anche il brac­cio robotico. 

Il brac­cio robo­ti­co resti­tui­sce la libertà
La SMA è una malat­tia pro­gres­si­va. La for­za nel­le brac­cia di Seve­rin Bischof è dimi­nui­ta len­ta­men­te, fin­ché non è più riu­sci­to a por­ta­re la mano alla boc­ca e a man­gia­re in auto­no­mia. Era il 2022, ma pro­prio allo­ra è entra­to in gio­co il brac­cio robo­ti­co Jaco. «È sta­to un con­si­glio di una col­le­ga», rac­con­ta Bischof. Nei pae­si anglo­fo­ni il brac­cio robo­ti­co esi­ste da più tem­po, qui è anco­ra poco dif­fu­so. Seve­rin Bischof ha testa­to il dispo­si­ti­vo, ha pre­sen­ta­to una richie­sta all’AI e ha ordi­na­to il brac­cio. L’AI ha appro­va­to il model­lo desiderato. 

Con un cubo che tie­ne un cuc­chia­io, ora può di nuo­vo man­gia­re in auto­no­mia. Ma può anche pre­me­re di nuo­vo i pul­san­ti dell’ascensore e quel­li per apri­re le por­te del tre­no. Per Seve­rin Bischof, abi­le dal pun­to di vista moto­rio, il brac­cio è intui­ti­vo da usa­re. Le mol­le nel­le dita garan­ti­sco­no che la pres­sio­ne si rego­li da sola. «Anche se strin­go a fon­do duran­te una stret­ta di mano, per la per­so­na non è dolo­ro­so», spie­ga. Sul­le dita ci sono pro­fi­li in gom­ma, così può tene­re gli ogget­ti in modo sicu­ro. Inol­tre le dita han­no arti­co­la­zio­ni che si chiudono. 

«Bere il caf­fè da una taz­za e poter­lo di nuo­vo sen­ti­re è un’esperienza com­ple­ta­men­te diver­sa rispet­to a sor­seg­giar­lo con una can­nuc­cia – è un enor­me upgra­de!», dice entu­sia­sta Seve­rin Bischof. Con­ti­nua a sco­pri­re nuo­ve pos­si­bi­li­tà d’impiego del brac­cio. Può riem­pi­re un bic­chie­re di pata­ti­ne e poi ver­sar­le in boc­ca. «Da quan­do man­gio di nuo­vo con il cuc­chia­io, par­te­ci­po anche più volen­tie­ri ai pran­zi di lavo­ro», si rallegra. 

Jaco non può scri­ve­re né digi­ta­re. Per que­sto, in stu­dio, Seve­rin Bischof usa Dra­gon Natu­ral­ly­Spea­king. È un soft­ware di rico­no­sci­men­to voca­le che tra­sfor­ma le paro­le pro­nun­cia­te in testo sul­lo scher­mo o in coman­di di con­trol­lo per il computer. 

Usa­re i mez­zi ausi­lia­ri, con­di­vi­de­re conoscenze
Seve­rin Bischof è con­sa­pe­vo­le che non tut­te le per­so­ne con SMA pos­so­no vive­re o lavo­ra­re in auto­no­mia – e che non tut­te han­no dirit­to a un brac­cio robo­ti­co. Per que­sto è anco­ra più con­ten­to dei pro­gres­si nell’accessibilità di que­sti mez­zi ausi­lia­ri. Con­si­glia di infor­mar­si atti­va­men­te. Per esem­pio alle fie­re dei mez­zi ausi­lia­ri, dove gli inte­res­sa­ti pos­so­no vede­re e spe­ri­men­ta­re cosa è tec­ni­ca­men­te pos­si­bi­le. Nel pas­so suc­ces­si­vo dovreb­be­ro infor­mar­si sul finanziamento. 

Su You­Tu­be ci sono alcu­ni esem­pi iso­la­ti e ispi­ran­ti di appli­ca­zio­ni del brac­cio robo­ti­co. Ma Seve­rin Bischof desi­de­ra una piat­ta­for­ma per le uti­liz­za­tri­ci e gli uti­liz­za­to­ri di brac­ci robo­ti­ci, dove pos­sa­no con­di­vi­de­re nuo­ve pos­si­bi­li­tà d’uso. Il brac­cio robo­ti­co può esse­re impie­ga­to, per esem­pio, anche per gui­da­re e ripo­si­zio­na­re il pro­prio braccio. 

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Imma­gi­ne 1: Le pas­seg­gia­te con la cagno­li­na di assi­sten­za Arley fan­no par­te del pro­gram­ma quo­ti­dia­no.
Imma­gi­ne 2: Affer­ra­re le pata­ti­ne frit­te – per il brac­cio robo­ti­co Jaco è un gio­co da ragaz­zi.
Imma­gi­ne 3: Le coc­co­le non pos­so­no man­ca­re – con Arley se ne occu­pa il brac­cio robotico.

In bre­ve: atro­fia musco­la­re spinale
L’atrofia musco­la­re spi­na­le, in bre­ve SMA, è una malat­tia ere­di­ta­ria. Le cel­lu­le ner­vo­se nel midol­lo spi­na­le e nel tron­co ence­fa­li­co regre­di­sco­no e i segna­li ner­vo­si non ven­go­no tra­smes­si ai musco­li. La con­se­guen­za sono para­li­si con atro­fia musco­la­re e debo­lez­za musco­la­re pro­gres­si­va. Se sono coin­vol­ti i ner­vi cra­ni­ci, si veri­fi­ca­no anche limi­ta­zio­ni del­le fun­zio­ni di deglu­ti­zio­ne, masti­ca­zio­ne e lin­guag­gio. Si distin­guo­no cin­que tipi prin­ci­pa­li; i sin­to­mi di quat­tro tipi prin­ci­pa­li com­pa­io­no già in età neo­na­ta­le e infan­ti­le. La SMA è rara. I ricer­ca­to­ri sti­ma­no che ne sia col­pi­ta 1 nasci­ta su 6.000 fino a 11.000. Gra­zie ai far­ma­ci, oggi neo­na­ti e bam­bi­ni pic­co­li pos­so­no svi­lup­par­si nor­mal­men­te; negli adul­ti la SMA vie­ne stabilizzata. 

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